Menu1-1 Menu1-2 Menu1-3 Menu1-5 Menu1-6 Menu1-7 Menu1-8
 
 
 

 


La sala, ultimo ambiente dell’appartamento a tramontana, era denominata nel XVII secolo “stanza del Centauro” in virtù del celebre gruppo scultoreo che vi era ospitato.
Il Centauro cavalcato da Amore, uno dei capolavori assoluti della raccolta, era presente nella collezione del cardinale Scipione già nel 1608, quando venne restaurato da Nicolas Cordier con l’aggiunta del piano d’appoggio in marmo bigio caratterizzato dagli splendidi dettagli naturalistici della lucertola e del serpente. L’opera conobbe grande fortuna e ammirazione sin dalla sua scoperta per la straordinaria perizia tecnica e per la particolarità del soggetto iconografico, che gioca sulla contrapposizione tra l’anziana figura mitologica, brutale e mostruosa, e il piccolo putto.
Il gruppo del sofferente centauro dominato da Amore, che trae divertimento dall’infastidirlo, è stato interpretato come un’allegoria delle sofferenze provocate dal sentimento amoroso. Le implicazioni filosofiche e morali dell’opera, accompagnate da un originale e colto gusto narrativo, ben si coniugavano con lo spirito collezionistico del cardinale Scipione.
Il gruppo era disposto sulla parete di fondo, tra le due finestre rivolte a ovest, mentre al centro della parete confinante con la sala XIX era collocato il rilievo con Tre putti dormienti, opera che nell’allestimento tardo settecentesco venne sistemata nella sala III, dove viene esposta in occasione della mostra.
Nel Seicento sulle pareti della sala campeggiavano i quattro tondi di Francesco Albani rappresentanti le Allegorie delle stagioni, attualmente conservati nella Loggia di Lanfranco (sala XIV).
Tra gli elementi settecenteschi della sala, oltre alla decorazione della volta con tele e monocromi di Pietro Antonio Novelli raffiguranti la favola di Amore e Psiche, inseriti tra l’illusionistico loggiato realizzato da Giovan Battista Marchetti, risalta il più antico dei sei camini ornamentali, eseguito nel 1782 da Agostino Penna.