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Stanza di Diogene - Il nome della stanza deriva dall’antica presenza di una statua ritenuta il ritratto del filosofo Diogene (non esposto in mostra). L’opera, raffigurante un uomo seduto, era posta sulla parete lunga confinante con l’attuale sala XVIII, tra due colonne di breccia diasprata sormontate da statuette: una di queste, il cosiddetto Geta, è stata sistemata in occasione della mostra a sinistra della finestra. Il modello espositivo seicentesco documentato per gli allestimenti del piano terra, con l’inquadramento delle sculture più preziose della Villa tra colonne e elementi statuari minori, è ricordato negli appartamenti del piano superiore solo per questa sala. Ritrovano invece la loro collocazione originaria il Piccolo Cupido con le braccia alzate e, nell’angolo della parete opposta, il gruppo di Venere, Marte e Cupido. Il primo, che nel Settecento era esposto nell’attuale sala VIII, raffigura il dio fanciullo, sorridente, con la faretra appoggiata ad un tronco d’albero alle sue spalle; la scultura è in realtà frutto di diverse integrazioni, mentre il torso e la testa sono costituiti da due frammenti incollati. Il secondo, non compreso nel novero delle opere vendute a Napoleone nel 1807, è esposto generalmente nella sala di Apollo e Dafne, coincidente con la sua collocazione settecentesca: è parte del nucleo più antico della raccolta Borghese e proviene dall’acquisto dei marmi Della Porta nel 1609.

Nel riallestimento tardo settecentesco la volta fu decorata dal pittore viterbese Domenico Corvi con le tre tele raffiguranti l'Allegoria dell’Aurora al centro e l’Alba e il Vespro ai lati, entro le ripartizioni geometriche di Giovan Battista Marchetti; sulle pareti, inoltre, furono eseguite eleganti decorazioni a grottesche su fondo oro, arricchite dall’inserimento di segni zodiacali e di ventiquattro medaglioni con le effigi degli uomini illustri dell’antichità.