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Alla fine del XVIII secolo la Stanza del Sileno fu dedicata alla celebrazione di Bacco-Dioniso e di Sileno, figlio di Pan ed educatore del giovane dio.

Il tema era incentrato sulla celebre statua di Sileno con Bacco bambino, che fin dall’epoca del cardinale Scipione Borghese (1579-1633) era esposto nella stanza, al centro della parete adiacente al portico. In occasione dell’allestimento tardosettecentesco progettato dall’architetto Antonio Asprucci, la scultura venne spostata al centro della sala, dove viene presentata in occasione della mostra. Il ritorno dell’opera dal Louvre permette oggi uno straordinario confronto con il Fauno danzante della Galleria Borghese, ritrovato nel 1824 e restaurato dallo scultore Bertel Thorvaldsen, che in questa circostanza ha lasciato la posizione centrale che riveste nell’assetto attuale per cederla all’illustre predecessore.

Gli antichi riti legati al culto bacchico sono ricordati anche nel soffitto di Tommaso Conca (1775-1778) che raffigura una scena di sacrificio in onore di Sileno e la danza sfrenata delle Baccanti.

Alla fine del Settecento le pareti della sala erano articolate da due nicchie ornate di statue e da coppie di colonne di verde antico. Nel medesimo ambiente, al centro della parete adiacente alla “stanza egizia” (Sala VII), era il celebre Centauro cavalcato da Amore, che in occasione della mostra si è scelto di esporre al primo piano della Villa, nell’attuale Sala XX, per rievocare l’antica collocazione voluta dal cardinale Scipione.

Completano la ricostruzione settecentesca della sala la statua del Genio e il gruppo di Amore e Psiche. La prima, celebre fin dal XVII secolo, fu definita da Winckelmann “la più bella Statua in quanto all’Ideale, dopo quella di Apollo del Belvedere”. La scultura, talvolta identificata come figura di Amore adolescente, trovò nel XVIII secolo una congeniale rispondenza nell’accostamento al gruppo di Amore e Psiche, restaurato da Bartolomeo Cavaceppi.