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Il celebre capolavoro, l’Ermafrodito dormiente, morbidamente adagiato sul materasso scolpito da Gian Lorenzo Bernini, costituiva una delle rarità della collezione di Scipione Borghese ed era presente nella Villa fin dal 1620. All’epoca era collocato al piano superiore del Casino, in una sala ad esso intitolata, disposto su un ricco cassone ligneo dotato di un coperchio che celava agli sguardi l’evidente sensualità dell’opera.

All’epoca del rinnovamento della Villa promosso da Marcantonio IV Borghese (1730-1800) la scultura venne spostata nella stanza al pianterreno, che conserva ancora oggi la ricca ornamentazione incentrata sul personaggio mitologico, le cui vicende sono ricordate nel soffitto dipinto da Nicola Buonvicini (1781-1782). La decorazione delle pareti, i putti in stucco di Vincenzo Pacetti, la grande edicola in marmo giallo antico e il prezioso pavimento musivo con scene di pesca, che costituivano alla fine del Settecento il prezioso contesto decorativo delle sculture antiche, sono ancora oggi integralmente conservate.

Gli straordinari prestiti concessi dal Louvre in occasione della mostra permettono di esporre l’Ermafrodito dormiente per la prima volta nella sua collocazione originaria, ai piedi del prezioso gruppo di Oreste e Pilade e adagiato su un supporto che suggerisce la kline settecentesca, all’epoca ornata dalle sfingi di Vincenzo Pacetti solo recentemente rinvenute e presentate per la prima volta nel loro contesto.

In piena coerenza tematica con il soggetto iconografico della sala, la statua dell’Ermafrodito stante, ritrovata nel 1781, trovava la sua naturale collocazione nel medesimo ambiente, nascosta tuttavia all’interno del vano tuttora esistente nello sguincio a destra della finestra. La scabrosità della posa faceva sì che la sua visione fosse riservata solo a pochi ospiti della Villa.

In questa sala anche il Vaso Grandjacquet della Borghese.