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La Stanza delle Grazie traeva la sua denominazione dal prezioso gruppo marmoreo acquistato da Scipione Borghese nel 1608 e restaurato dallo scultore Nicolas Cordier, che ne integrò magistralmente le teste e parte degli arti. Il tema mitologico ricorreva nella collezione anche nel dipinto di Raffaello, oggi conservato a Chantilly (Musée Condé).
Oltre alle Tre Grazie, nel XVII secolo la sala accoglieva numerosi pezzi antichi che in questa occasione sono stati ricollocati nella posizione originaria. L’allestimento era giocato sulla simmetrica contrapposizione di statue di soggetto affine, come l'Eros in ceppi e il Putto con uccellino, i due Fauni con flauto (sistemati per la mostra nella Galleria al pianterreno, secondo il loro assetto tardo settecentesco) e, inoltre, il Fauno intento a cavare una spina dal piede di un satiro (Satiro e fauno) all’epoca collocato in pendant con lo Spinario ancora in collezione Borghese (vestibolo sala XVI), copia cinquecentesca del celebre bronzo di età romana.
La statuaria classica dialogava con alcune opere seicentesche tuttora presenti in Galleria, come la Mora con fanciullo e cane attribuita a Nicolas Cordier e il piccolo bronzo con il Supplizio di Dirce, replica di Antonio Susini del colossale gruppo marmoreo del Toro Farnese (Napoli, Museo Archeologico Nazionale). Completavano l’armonico insieme numerosi dipinti di autori del XVI e del XVII secolo, tra i quali la Lucrezia ancora in collezione (sala XX), attribuita al pittore veneto Palma il Vecchio.
Nel XVIII secolo le statue furono spostate al pianterreno. La nuova decorazione interessò la volta con le vicende di Enea e Didone, dipinte tra il 1784 e il 1785 da Anton von Maron tra le prospettive di Giovan Battista Marchetti, e il prezioso camino ornato di ametista con l’inserto in marmo rosso di Vincenzo Pacetti.

 

L’apparato Eros in ceppi n,n,xnz,mnzx,cn Fanciullo con uccello fkjsfkls Giovane donna con bambino e cane