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La Galleria è il secondo ambiente di rappresentanza della villa, comunicante con il salone d’ingresso, gli appartamenti privati e il giardino sul retro.

La sala, che già nell’assetto seicentesco si presentava come una delle più sontuose della palazzina, assunse nel XVIII secolo l’aspetto ancora oggi pressocchè integralmente conservato, così come illustrato nel magnifico disegno tardosettecentesco di Charles Percier, dove appaiono le preziose ornamentazioni musive decorate a grottesche, i rilievi in stucco, le decorazioni in bronzo dorato, i raffinati rivestimenti marmorei delle pareti e del pavimento, fino alla campitura del soffitto, scandita dagli ornati a grottesche di Giovan Battista Marchetti e dalle tele di Domenico De Angelis raffiguranti la Favola di Galatea.

Nell’allestimento settecentesco l’arredo scultoreo prevedeva l’inserimento di immagini di divinità e di imperatori, che davano il nome alla sala, in un insieme costruito sui criteri di simmetria ed elegante equilibrio formale. Tra le diverse figure di Venere spiccavano la Venere vincitrice e la Venere marina, annoverate dagli eruditi dell’epoca tra le statue antiche più belle di Roma. La mostra ha permesso di ricollocarle nelle due nicchie opposte sui lati brevi della sala, ciascuna affiancata, rispettivamente, dagli imponenti ritratti imperiali di Marco Aurelio e di Lucio Vero, tra i capolavori della collezione Borghese, e dalle effigi di Roma e Diana, all’epoca posti su raffinati basamenti in marmo bianco e nero con profili in bronzo dorato.

Anche sulle pareti lunghe la presentazione delle sculture era ritmata dall’alternanza di ritratti e figure mitologiche come i due Fauni che suonano il flauto, nel XVII secolo collocati nella “stanza delle Grazie” al primo piano della Villa (attuale sala IX), che ritrovano la loro posizione tardo settecentesca ai lati della porta verso il giardino.