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Alla fine del Settecento il gruppo di Apollo e Dafne, situato nel XVII secolo in corrispondenza della parete confinante con la cappella, fu spostato al centro della stanza e ruotato di novanta gradi, nella posizione attuale.
Al suo posto, nella nicchia appositamente creata, venne collocato il gruppo di Enea e Anchise di Gian Lorenzo Bernini (oggi in sala VI). Sulla stessa parete la grande statua del cosiddetto Polluce, integrata e restaurata da Vincenzo Pacetti, ha ritrovano in occasione della mostra la sua posizione originale.
Nella nicchia sulla parete opposta, tra le finestre, era una statua togata di Augusto e, davanti ad essa, l’antico piedistallo del gruppo beniniano di Enea e Anchise, l’Ara con bucrani e ghirlande, riutilizzato nel Settecento quale base dei Tre putti dormienti. Tra le colonne e i pilastri della nicchia, oggi trasformata, erano disposte sculture di piccole dimensioni, come i gruppi di Bacco e Sileno e di Satiro e Fauno e, nello spazio compreso tra le due ali della struttura, la celebre Capra Amaltea di Bernini e la lirica Ninfa con la conchiglia. Queste opere, in occasione della mostra, sono esposte al primo piano della Villa, secondo la collocazione seicentesca.
Collocate un tempo agli angoli del muro confinante con la sala II, la Venere pudica e la Venere volgare sono state allestite, in occasione della mostra, lungo la parete al centro della quale campeggiava il gruppo delle Tre Grazie, anch’esso esposto al primo piano della Villa secondo la collocazione seicentesca.
Sulla parete opposta il Baccanale di putti e i due Cacciatori mori di Giovanni Campi, tornate al loro posto, conferiscono all’ambiente un carattere sontuoso, grazie ai loro preziosi materiali: la pietra di paragone e lapislazzuli.