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Nel Settecento la sala ospitava la statua del Sole, rinvenuta nell’area di Torre nuova e collocata in una delle tre nicchie allora poste al centro di ogni parete. Dalla scultura derivò la denominazione di Stanza del Sole, tema a cui si raccordò la decorazione del soffitto realizzata da Francesco Caccianiga con al centro la Caduta di Fetonte (1775-1779), punito da Giove per aver osato guidare il carro del Sole, circondata da monocromi con i momenti salienti del mito.

Anche parte dell’arredo scultoreo era riferito al tema: in particolare, la preziosa Ara triangolare decorata con simboli riconducibili al culto apollineo e ai riti dionisiaci. Nel Settecento questa scultura fu spostata dall’ambiente attiguo (stanza del Seneca, odierna sala I) e sistemata al centro della stanza del Sole dove oggi è il David di Bernini.

In questa nuova collocazione fu utilizzata come piedistallo del Cratere con maschere che nel secolo precedente trovava posto sulla sommità dello scalone d’accesso nel prospetto principale della palazzina. Si tratta di un pezzo di eccezionale rilevanza, decorato con quattro maschere di grande espressività che evocano il complesso mondo dei rituali in onore di Dioniso praticati dai Romani.

Le altre sculture presenti nella sala si allontanavano dal principale filone apollineo-dionisiaco che improntava l’ambiente rinviando a differenti figure mitologiche. Tra di esse particolarmente importante è la figura di Psiche, copia romana da un gruppo scultoreo celebre nell’Antichità e raffigurante i Niobidi, cui furono successivamente applicate le ali. Il nuovo attributo trasformò, quindi, una delle figlie di Niobe, atterrita dall’imminente punizione divina, nell’eroina della celebre favola di Apuleio, da sempre simbolo dell’anima e della concezione platonica dell’amore.