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Alla fine del XVIII al centro della stanza, denominata anche “Stanza del Vaso”, dove oggi si trova la Paolina come Venere vincitrice di Antonio Canova, si ergeva uno dei pezzi emblematici della collezione, il cosiddetto Vaso Borghese, monumentale cratere neoattico decorato da una fregio con corteo dionisiaco, esposto in questa occasione nel Salone d’ingresso.

Ritrova la sua collocazione settecentesca, al centro della parete confinante con il Portico, il Fauno con lo scabillo. La statua, una delle più famose della collezione del cardinale Scipione, era presentata all’interno di un’edicola, di cui resta il basamento originale, mentre le antiche colonne di marmo verde furono trasportate a Parigi nel 1807. La posa della figura, intenta a suonare con il piede l’antico strumento, fu interpretata nel XVII secolo come Narciso nell’atto di specchiarsi nell’acqua. Dalla medesima scultura nel 1621 fu infatti tratta una copia in bronzo, posta sulla fontana antistante alla facciata posteriore della Villa. Alla fine del Settecento, sul lato opposto, in un’analoga edicola con colonne di breccia verde egiziana, era invece l’Apollo sauroctono.

Nella sala è possibile ammirare, prima della porta murata che un tempo si apriva sul portico, il rilievo con l’allegoria de Le tre città, raffigurate come donne coronate da un diadema a forma di cinta muraria. Sulla parete adiacente hanno riacquistato la loro collocazione originaria i cosiddetti Camilli: le statue, che raffigurano due nobili attendenti a riti di sacrificio, sono frutto del restauro di antichi frammenti di marmo rosso e alabastro fiorito, cui probabilmente nel XVI secolo, furono applicati gli arti in bronzo.

Nel Settecento la sala, che conserva ancora la decorazione pittorica originale e i bassorilievi in stucco di Vincenzo Pacetti e di Agostino Penna, ospitava il David di Bernini, oggi nella contigua sala II.