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Dopo più di 200 anni, tornano alla Galleria Borghese 60 opere provenienti dal Museo parigino del Louvre.
Era infatti il 1807 quando Camillo Borghese, marito di Paolina Bonaparte, accettò di vendere numerosi pezzi, tra statue, vasi e rilievi, alla Francia per volontà del cognato Napoleone, che perseguiva il proposito di dotare Parigi di un grande museo: il Louvre.

Questa importante mostra, la sesta del programma 'Dieci grandi mostre', vuole offrire al visitatore una Galleria Borghese cosi come era alla fine del '700, ricreando gli ambienti dell'epoca posizionando le opere provenienti dal Louvre, cosi come le si sarebbero potute vedere duecento anni fa'.

Tornerà l’Ermafrodito, che Bernini restaurò nel 1619, e con lui, il Seneca morente; le Muse del II secolo d.C.; una Baccante alta due metri e 20; le Tre Grazie; il Supplizio di Marsia; l’immenso Vaso Borghese con scene dionisiache del 30 a.C., trovato negli Horti Sallustiani nel 1569, in marmo pentelico d’Atene, alto ben 172 centimetri e largo 136.

Questo e molto altro, formava quella collezione che Scipione, ‘cardinal nepote’ di Papa Paolo V, nel Seicento concepiva come «teatro dell’universo con ogni sorta di delitia che desiderare et havere in questa vita si possa».

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